Open space, come è cambiata l’estetica degli ambienti di lavoro dopo la pandemia

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Open space, come è cambiata l’estetica degli ambienti di lavoro dopo la pandemia

Aprile 5, 2022

L’ambiente di lavoro, in tante situazioni, non può prescindere dall’open space. Attraverso questo spazio così strutturato, la giornata lavorativa è organizzata in maniera tale che tutti possano comunicare e interagire tra di loro. Molto però è cambiato due anni fa con l’avvento della pandemia. Stravolto, si potrebbe dire. Il coronavirus cambierà probabilmente per sempre alcune abitudini: bisognerà prestare più attenzione agli spazi di lavoro, a un adeguato riciclo dell’aria ma anche alla possibilità di poter collaborare con i colleghi alla stessa scrivania. Certamente lo smartworking, che ha preso piede prepotentemente, dovrebbe avere in futuro uno sviluppo predominante. Ma l’ambiente open space, per quanto si cerchi al momento di limitarlo, ha ancora motivo di esistere per tutta una serie di motivi. Come adattarlo dunque ai tempi correnti?

Anzitutto con il riciclo dell’aria

Importantissimo per poter permettere a diversi lavoratori di condividere lo stesso ambiente per molte ore. Essere attrezzati con i macchinari che consentono un serio e importante riciclo dell’aria è garanzia di un ambiente salubre, che limita al minimo i rischi che dei contatti troppo ravvicinati possono far correre.

Open space e spazi esterni comunicanti

Un altro accorgimento è senz’altro quello di poter contare su ambienti di lavoro comunicanti con l’esterno, magari attraverso giardini o terrazze. In questo modo la giornata lavorativa permetterà il ricambio dell’aria anche attraverso le piccole pause che ci si potrà concedere. L’ufficio chiuso, poco arieggiato, magari senza finestre, insomma, è destinato a soccombere.

Le nuove idee per gli uffici

Di recente una società americana ha sondato il terreno per capire come potrebbe diventare l’ufficio del futuro. Per esempio sarà presente una sorta di ampio spogliatoio, un ambiente in cui svestirsi e indossare gli abiti. In questo spazio sarebbero inclusi una stazione per il controllo della temperatura, stanze di isolamento per eventuali casi sintomatici rilevati tramite termoscanner, postazioni da cui passare obbligatoriamente per lavare le mani, armadietti per riporre scarpe e oggetti utilizzati all’esterno. Sono poi state messe sul tavolo altre proposte, tutte con l’obiettivo di favorire una più chiara divisione degli spazi sulla base dei tipi di attività previste all’interno. Un ambiente potrebbe essere opportunamente attrezzato per i collegamenti audio e video con i lavoratori da remoto, per esempio. Un’altra area sarebbe destinata ai neoassunti, e una meno estesa alle necessità di piccoli spazi privati chiusi. All’interno degli uffici sarebbero poi presenti varie attrezzature pensate per ridurre il contatto, dove possibile, come macchine da caffè contactless, attrezzate con sensori, e distributori d’acqua a pedale.

Per maggiori informazioni contatta Areazero, lo Studio di architettura e interior design di Pasquale Clemente, Via Don Giustino Russolillo, 23 70042 – Mola di Bari (Ba), telefono +39 3491313059.

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